Attacchi di panico

"Il precursore dello specchio è lo sguardo della madre"

D.W. Winnicott

Attacchi di panico

Gli attacchi di panico, che rientrano nella più ampia categoria dei disturbi d’ansia, sono caratterizzati da una modalità assolutamente particolare e intensa di rispondere alla paura e costituiscono una patologia che coinvolge, ogni anno, sempre più persone.

Gli ultimi dati riguardanti l’Italia parlano di circa 10 milioni di persone che si sono dovute confrontare con questa esperienza almeno una volta nella vita, mentre sono circa 2 milioni le persone per le quali gli attacchi di panico si sono ripetuti più volte, dando origine a quello che viene chiamato, appunto, Disturbo di Panico o DAP.

L’esordio del disturbo si verifica, generalmente, nella tarda adolescenza o nella prima età adulta, con una incidenza da due a tre volte superiore per le donne rispetto agli uomini. Molto spesso il disturbo non viene diagnosticato e la mancanza di cure adeguate può portare, nel tempo, a soffrire di depressione e a diverse forme di dipendenza nel tentativo di attenuare l’ansia e lo stress causati dal disturbo (alcol nel 30% dei casi, sostanze nel 17% dei casi e farmaci).

L’origine del termine

“Panico” è una parola che deriva dal greco Panikòs e si riferisce al Dio Pan, raffigurato nella mitologia greca come un essere per metà uomo e per metà capra, spesso ripreso dalla simbologia della Chiesa cristiana, per rappresentare Satana. Era il dio della natura, dei boschi e dei corsi d’acqua. Potente e selvaggio, se disturbato mentre riposava, riusciva ad emettere urla spaventose che inducevano nei presenti il terrore allo stato puro (il “terror panico”, appunto). Rappresenta l’istinto, l’energia più primitiva, la sessualità e la natura più oscura e profonda dell’uomo che non è sotto il controllo della volontà umana.

Ma nello specifico, cos’è un attacco di panico?

Il DSM V (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) lo definisce come “la comparsa improvvisa di paura e disagio intensi che raggiunge il picco in pochi minuti durante i quali si verificano quattro o più dei seguenti sintomi:

  • Palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia
  • Sudorazione
  • Tremori fini o grandi scosse
  • Respirazione difficoltosa o sensazione di soffocamento
  • Dolore o fastidio al petto
  • Nausea o disturbi addominali
  • Sensazione di vertigine, di instabilità o di svenimento
  • Brividi o vampate di calore
  • Sensazioni di torpore o formicolio
  • Derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (sentirsi distaccati da sé stessi)
  • Paura di perdere il controllo o di “impazzire
  • Paura di morire”

I sintomi riportati, sia di natura fisica che psicologica, lasciano intendere che l’esperienza dell’Attacco di Panico investe la persona completamente, dandole la sensazione di vivere una condizione di “corto circuito” dalla quale sembra impossibile uscire.

La paura della paura

Il disturbo si manifesta frequentemente in concomitanza di momenti particolarmente stressanti nella vita di un individuo (un trasloco, la nascita di un figlio, problematiche legate al lavoro, il matrimonio, esami universitari).  Gli attacchi si possono verificare nelle situazioni più varie, come in ascensore, mentre si guida, al supermercato, al cinema o durante il sonno. Sebbene, come già detto, molti sperimentano questa esperienza una sola volta, per altre persone gli attacchi si ripetono.

Ed è proprio la paura che gli attacchi possano ritornare all’improvviso a creare quello che viene definito il circolo del panico ovvero la paura della paura. Noi abbiamo la tendenza ad avere paura quando percepiamo la presenza di una minaccia. L’angoscia provata dall’idea che si possano ripetere tutta quella serie di sintomi induce il corpo a reagire, amplificando i segnali della paura e facendo entrare la persona in una spirale di agitazione che si trasforma in panico.

Evitamenti

Le persone con Disturbo di Panico finiscono spesso per vivere una vita fortemente condizionata dall’ansia e dall’idea di poter avere un altro attacco. Ecco perché cercano in tutti i modi di prevenire e contrastare l’arrivo di un altro attacco mettendo in atto quelli che vengono chiamati “evitamenti” e “comportamenti di sicurezza”.

Molto spesso però, certi escamotage, non fanno altro che peggiorare la situazione. A volte, per esempio, il soggetto tende ad aumentare volutamente il ritmo della respirazione, quando ha la sensazione che stia per sopraggiungere un attacco. Iperventilare però, in molti casi, non fa altro che accrescere le sensazioni di vertigine e disorientamento.

Agorafobia

Frequentemente, inoltre, le persone affette da questo Disturbo di Panico soffrono anche di “Agorafobia”, descritta dal DSM V come la paura o ansia marcate relative a due o più delle seguenti cinque situazioni:

  • Utilizzo dei trasporti pubblici
  • Trovarsi in spazi aperti
  • Trovarsi in spazi chiusi
  • Stare in fila oppure tra la folla
  • Essere fuori casa da soli”

L’individuo, quindi, cercherà di evitare queste situazioni perché ha paura di non riuscire a scappare se dovesse arrivare un Attacco di Panico. A volte accetta di affrontare situazioni di questo tipo solo in presenza di alcune persone, che individua come particolarmente protettive per sé. Questo crea un meccanismo di evitamento o di forte dipendenza da alcune persone, che va a minare in profondità l’autostima e l’umore andando a incidere profondamente sulla qualità della vita della persona.

Il Disturbo di panico si riferisce, quindi, ad attacchi di panico ricorrenti ed inaspettati, dove per “inaspettato” si intende un attacco di panico apparentemente privo di motivi scatenanti. L’attacco, insomma, sembra verificarsi all’improvviso e senza una ragione precisa.

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Psicologo per attacchi di panico a Roma Prati

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